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Maurizio Gabbana, “Studio Dimensione”

Testo a cura di Rolando Bellini

Dal 13 gennaio al 28 febbraio 2013
Inaugurazione domenica 13 gennaio, ore 17.00


La mitica riconquista di New York realizzata da Stieglitz che incarna l'ideale emersoniano e romantico del “poeta veggente”, com'è stato detto, rischia di rinnovarsi, ultimamente, nelle esplorazioni fotografiche di Maurizio Gabbana. Anche il paradossale connubio tra arte e scienza di allora sembra rinnovarsi in questi oggidiani elaborati visivi, questi scatti fotografici sovrapposti di Gabbana.

Dunque posso suggerire una lettura o interpretazione d'essi che mi riconduca verso i paradigmi epistemici più attuali e fecondi; posso sostenere che queste elaborazioni fotografiche gonfie di magica poesia soggiacente sia a geometrie segrete sia a libertà fantasmatiche indicibili, sembrano esprimere, a mezza voce, con leggerezza, con timida emozione, una dichiarazione di spicco. Queste elaborazioni fotografiche di Maurizio Gabbana mi pare vadano dichiarando, sommessamente, con Santayana: “Le percezioni non rimangono nella mente [...] passive e immutabili finché il tempo non logori i loro orli ruvidi e non le affievolisca. No, le percezioni cadono nel cervello piuttosto come i semi in un campo arato [...]. Ogni immagine ne genera altre cento, talvolta lentamente [...], tal'altra [...] con un improvviso scoppio di fantasia”.

Scoppio che segue puntualmente ogni rappresentazione visiva realizzata da Gabbana tramite il medium fotografico e una tecnica procedurale affatto innovativa, provocando una dilatazione percettiva che è anche cognitiva, un'emozione poetica come solo un linguaggio visivo incognito può suscitare.

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