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Simone Domeniconi - “Hero”

A cura di Monica Morotti

Testo in catalogo di Vittoria Broggini

Dal 12 maggio al 30 settembre 2016
Inaugurazione giovedi 12 maggio, ore 18.00


“Non senza ragione del gioco degli scacchi non si conosce l'origine. Esso probabilmente preesisteva all'apparire dell'uomo sulla Terra e forse anche alla creazione del mondo. E se il mondo ripiomberà nel caos ed il caos si ridissolverà nel nulla, il gioco degli scacchi rimarrà, fuori dello spazio e del tempo, partecipe dell'eternità delle idee.”

Questo pensiero di Massimo Bontempelli potrebbe sintetizzare anche il significato dell'opera di Simone Domeniconi il cui processo di ricerca nel territorio dell'arte si compie attraverso uno dei giochi più famosi e antichi: gli scacchi appunto. L'interesse per questo gioco, che intesse anche la sua biografia personale, è più di una fascinazione, è la chiave che permette all'artista di addentrarsi in un'indagine storica, a vari livelli: la Storia, la sua storia e la storia dell'arte.

Parlare delle opere di Domeniconi, caratterizzate da una prevalente vocazione pittorica, è anche parlare di scacchi sia in senso descrittivo sia come metafora del processo creativo. Non è un caso che questo gioco abbia appassionato figure del calibro di Marcel Duchamp: non è forse vero che la principale dote dello scacchista è proprio la capacità immaginativa?

Si è anche detto degli scacchi che sono stati inventati per rendere visibile la pura astrazione, che nascondono verità invisibili al mondo reale, celando un'ipotesi metafisica.

Negli scacchi, nonostante la loro imprevedibilità, non c'è posto per il caso e neppure per la fortuna, e la capacità immaginativa che più di ogni altra abilità permette di creare la disposizione dei propri pezzi sulla scacchiera e di prevedere le mosse dell'avversario è affine al pensiero visivo e immaginativo dell'artista. Gli scacchi sono altamente imprevedibili. E' questa la prima lezione che traspare dalle opere di Domeniconi, perchè proprio l'imprevedibilità è la caratteristica del suo linguaggio espressivo che condensa molteplici registri narrativi e stilistici.

Domeniconi dapprima studia l'intero svolgimento delle partite in cui si sono sfidati personaggi celebri. Da questa visione - che immaginiamo essere anche una sorta di estatica concentrazione - individua ed estrapola il momento in cui la disposizione dei pezzi sulla scacchiera può essere letta come immagine simbolica di un certo momento o contesto storico. Le forze in campo in quel preciso kairós vengono “rimesse in gioco” dall'artista attraverso la rielaborazione pittorica. Dalla griglia della scacchiera prendono forma allora icone, figure Pop, citazioni artistiche e alcune volte costellazioni zodiacali: diversi immaginari, che paradossalmente non sono ingabbiati nella rigida struttura a griglia della scacchiera, ma da essa si liberano per aprire a nuovi significati di senso, generati da una costante tensione ludica che costituisce una sorta di energica resistenza a ogni possibile definitivo atto interpretativo.

Domeniconi probabilmente si diverte perchè gioca con la Storia, con gli eroi combattenti, gli eroi dell'arte fino ai supereroi dei fumetti. Sì, perché Domeniconi gioca, ma non scherza.

Sebbene in un certo senso l'arte di Domeniconi vada meditata - nel senso che spesso i suoi sono riferimenti colti, frutto di un appassionato processo di studio - le sue non sono opere concettuali. Proprio come gli scacchi non sono affatto un gioco cerebrale. Gli scacchi provocano un gran numero di stati emotivi. Domeniconi lo sa bene, ed egli stesso ne scatena il turbine attraverso le sue opere, la cui sottile dimensione leggiadra e birichina sopravvive comunque al di là del vasto e intelligente lavoro di rappresentazione simbolica che le ha generate.


Simone Domeniconi


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